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venerdì 15 luglio 2011

Un massaggio d'amore

Una fredda e frenetica giornata invernale. Io e lei finalmente a casa. Il lavoro, l’asilo, gli impegni odierni ormai alle spalle. Voglia di coccole e tranquillità, voglia di un bel bagno caldo, voglia di stare insieme.

Voglia di un massaggio.

Ed eccoci qui, io e la mia piccolina, insieme sul mio letto: lei rilassata dal tepore dell’acqua, io che riscaldo l’olio fra le mani.

Un massaggio per tranquillizzare.

Incomincio dai piedini, li strofino lentamente ed ogni tanto le faccio un po’ di solletico. Lei si diverte come una matta ed è bellissimo vederla sghignazzare in quel modo.

Un massaggio per ridere.

Salgo su, verso le gambine lunghe e cicciottelle: le strofino piano piano, poi delicatamente le massaggio il pancino e osservo la sua espressione compiaciuta e beata.

Un massaggio per coccolare.

Poi le braccia, la schiena, il sederino e ancora le gambine: ad un tratto siamo avvolte da un dolcissimo aroma che sa di mamma e della sua bambina.

Un massaggio per profumare.

Lo stesso aroma che avvolgeva me e la mia mamma, quando ero io la bambina, lo stesso profumo di olio dopo la doccia da ragazzina, lo stesso piacevole odore che strofinavo sul mio pancione in attesa di lei.

Un massaggio per ricordare.

E poi, noi due che ci guardiamo e quasi riesco a capire cosa mi vuole dire con quei suoi occhioni scuri ed il suo faccino furbo.

Un massaggio per comunicare.

Questo è il nostro momento, un po’ di tempo solo per noi, per conoscerci un pochino di più, per stare insieme e scambiarci le coccole, per ridere e giocare, per ascoltarla, proteggerla e rispettarla, per rendere più dolce il momento della nanna. Per poterci sentire ancora più noi, mamma e figlia, la sensazione più bella.

Un massaggio per amare. Un massaggio Johnson's.



mercoledì 27 aprile 2011

Un grave errore

Fare figli non unisce la coppia. Tendenzialmente la divide.
O meglio: la spacca in due universi totalmente differenti, fatti di esigenze e di priorità opposte.


 Alla base del rapporto fra due persone che diventeranno mamma e papà ci deve essere davvero un grande amore che verrà messo a dura prova durante il periodo neo-genitoriale. Parecchi ragazzi/ragazze che conosco hanno questa insana convinzione che facendo un figlio risolvano magicamente molti dei loro problemi di coppia: questo è veramente uno dei luoghi più comuni mai sentiti, e certamente, un grave errore. Bisogna viverla questa esperienza, esserci completamente dentro, per capire quanto essa sia difficoltosa, e ti renda così psicologicamente fragile, suppure avere un figlio sia meraviglioso... Chi pensa di "mettere una pezza" ai propri problemi in questo modo, si sbaglia di grosso. Un bambino rende il legame fra due persone eterno, come se esse si fondessero l'una dentro l'altra, un amore totalmente incondizionato che di sicuro va nello stesso senso, la condivisione delle stesse gioie, delle stesse incertezze, delle stesse paure... Esso però, non ha il potere di far tornare l'amore perduto, nel caso fra la coppia non ci fosse più; quindi non ci si illuda che tutto migliori, che ogni cosa ritorni come un tempo, perchè non sarà così. Forse nell'immediato, folgorati dalla magia dell'evento e naturalmente alla prese con il nuovo ruolo di genitori, ci si può dimenticare temporaneamente dei propri sentimenti, dedicandosi anima e corpo al proprio bambino, ma un volta assimilata la nuova situazione, ristabiliti ordine e ruoli familiari, quando tutto insomma ritorna come prima, ecco che riaffiorano a galla gli stessi sentimenti di sempre, appesantiti dalle difficoltà che la situazione comporta. Parlo per esperienza diretta: se fra me e mio marito non ci fosse un grande amore alla base della nostra storia, probabilmente non saremmo più insieme da tempo: questi due anni trascorsi da mamma e papà son o stati meravigliosi, certamente, ma durissimi allo stesso tempo. Momenti di litigi, di stanchezza, di frasi non capite, di voglia di libertà, momenti di tristezza, di incazzature, di solitudine: momenti in cui la coppia è allo sbando, disorientata, dove lascia spazio al bebè, e dove poi si cercherà inevitabilmente di ritrovarsi; momenti di poco sesso, poco sonno e molti litigi. Momenti difficili in cui prima viene tuo figlio, sempre e comunque. In questi frangenti poi, per il maschio di casa è più facile ritornare "quello di prima" con i suoi aperitivi con gli amici, le sue uscite serali e le sue partite a calcetto... Mentre tu donna ti senti così  soltanto mamma che quasi colpevolizzi lui per questa condizione e muori dalla voglia di sentirti come si sente lui, ma sai che per te è impossibile perchè in fondo non è nella tua natura... Se non fossimo innamorati tutto questo servirebbe soltanto ad amplificare una condizione di malessere e di infelicità che di sicuro non saremmo riusciti a sopportare.
Non fate quindi lo sbaglio di "metter su famiglia" per risolvere i vostri problemi. Non funzionerà, ma peggiorerà la vostra condizione incasinandola in maniera esponenziale, perchè avrete un bimbo a cui badare che di conseguenza avrà due genitori che non si sopportano più! Abbiate il coraggio di dire la verità, anche se questo significa porre fine alla vostra storia....

Questo post è molto duro certo, ma nello stesso tempo molto vero. Questo post è per te, che magari non lo leggerai mai, o forse si, e se dovesse capitarti spero tanto ti sia di aiuto.
Ti conosco poco, ma in fondo credo che ti meriti di meglio. E sicuramente anche lei.

sabato 12 febbraio 2011

Un altro bambino? Ma anche no!

"Quand'è che fate il secondo????"
"Ormai è il momento per fare il fratellino"
"Non fare passare troppo tempo fra uno e l'altro che poi c'è troppa differenza di età"
"Se ne vuoi un altro, lo devi fare adesso"
"Eh si, il maschio ci vuole"
"Quand'è che fate il secondo?"
"Secondo me Giorgia si stufa subito dei suoi giochi perchè è da sola, se avesse un fratellino o una sorellina sarebbe tutta un'altra cosa"
"Anche per lei è meglio essere in due, non si sa mai, anche quando saranno grandi"
"Ai figli unici poi manca sempre qualcosa...."
"Io si che voglio un altro bambino, non la lasciamo da sola (mio marito)"
"Quand'è che fate il secondo????"
"Quand'è che fate il secondo????"
"Quand'è che fate il secondo????"
"Quand'è che fate il secondo????"

MA BASTAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA!!!!!

Queste sono le domande poste a mitragliatrice da amici, parenti, genitori, passanti, cani e gatti che incontro per strada e devo dire che non ne posso quasi più! Per una persona intenzionata a fare un secondo figlio può essere un giochetto divertente e stuzzicante, ma per me no, per me che NON VOGLIO ALTRI FIGLI è una domanda che ormai sta incominciando ad infastidirmi. Anche perchè ogni volta devo giustificare le mie motivazioni.
Innanzitutto io sono figlia unica, e ve lo dico con il cuore, credetemi, non mi è mai mancato niente, nè sono un'idiota o una menomata mentale solo perchè non ho fratelli o sorelle a cui far riferimento, e in verità, non ne ho mai nemmeno voluti. Perchè? Non lo so, sono sempre stata benissimo da sola, ho avuto una meravigliosa infanzia, due genitori che mi hanno voluto e mi vogliono tutt'ora molto bene, due nonni vicini di casa che per me sono stati una seconda mamma e un secondo papà, ed una cuginetta più piccola di me di due anni, con cui ho diviso piacevolmente tutta la mia crescita. Inoltre parecchi amichetti con cui condividere le mie marachelle, compagni fidati di gioco con cui ho condiviso quasi tutte le mie giornate. Oggi invece ci sono persone a cui voglio bene e sulla quale posso contare, che si sostituiscono degnamente ad un eventuale fratello/sorella. A volte gli amici sanno darti molto di più di un parente stretto.
In secondo luogo, ora che Giorgia ha quasi due anni e sta diventando ogni giorno più indipendente, io comincio a tirare il fiato, inizio a ricordarmi che esisto anch'io, a ritagliarmi un pochino di spazio in più per me, a comperare vestiti carini, a perdere qualche chiletto di troppo, a frequentare nuovamente il parucchiere. Sciocchezze? Forse, sicuramente non sono priorità di vita, ma sono importanti per una mamma giovane, che per forza di cose si è trascurata un  pò, e che vuole tornare a sentirsi di nuovo in forma e di nuovo carina. L'arrivo di un secondo figlio non mi permetterebbe tutto questo, e se lo volessi davvero me ne fregherei altamente, ma visto le premesse....
Terzo: è logisticamente impossibile. Tant'è vero che Giorgia è stata "parcheggiata" al nido a soli nove mesi, in quanto non abbiamo nonni a disposizione che ci facciano da baby-sitter come e quando vogliamo. Ho scelto di lavorare part-time per stare con mia figlia al pomeriggio, per poterla crescere, per giocare con lei, per starci insieme il più possibile. Se ci fosse un altro bebè, con i tempi che corrono, non potrei più permettermi di lavorare part-time e sarei costretta a rientrare a tempo pieno, con il risultato che i miei figli starebbero dal mattino alla sera all'asilo/scuola ed io non lo vorrei... Per carità, è una soluzione che adottano milioni di persone, proprio perchè costrette a farlo... E, non fraintendete le mie parole, io queste persone le ammiro. Ma perchè stare benino in quattro, quando in tre stiamo alla grande????
Ma alla fine, il motivo principale è questo: fondamentalmente io non voglio altri figli. Tutto qui. Non è mai stato nei miei progetti di vita essere mamma, nemmeno il mio sogno di bimba era sposarmi e avere tanti bei pargoletti, Giorgia stessa ci è "capitata" e guai se non ci fosse davvero, ma vi dico una cosa senza sentirmi una mamma degenere o una cattiva persona: io sarei stata benone comunque, anche senza di lei, anche senza figli, anche senza essere mamma, e questo io l'ho sempre saputo. Naturalmente ora c'è lei, e una parte del mio cuore batte dentro quella bambina dai grandi occhioni e dal faccino meraviglioso, e l'amore che ho per lei è infinito e non potrei più farne a meno, anche se ha stravolto completamente la mia vita, la mia testa, i miei pensieri.... Avere lei è stata la cosa migliore che ho fatto in tutta la mia vita, ma mi fermo qui, sto bene così, non mi manca niente, il cerchio è chiuso. Siamo una famiglia. Al completo.

Quindi, cari amici cugini e parenti, la mia risposta è questa qua:

NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!


martedì 18 gennaio 2011

Fiocchi rosa e fiocchi azzurri


Questo pensiero è dedicato a tutte le mamme che nel 2011 mi regaleranno la gioia di poter godere dei loro piccoli tesori, a tutte le mie amiche che diventeranno mamma per la prima volta, o che lo saranno per la seconda, alle mie colleghe che scopriranno presto la gioia della materntità e a mia cugina, che presto stringerà fra le braccia il suo piccolino, anche se ancora sembra non avere un nome. A tutte loro dico che saranno delle mamme eccezionali e che sono molto felice di avere il privilegio di stare loro vicina in questi magichi, e a tratto tragici, mesi delle loro gravidanze. Ragazze, spero di essere alla vostra altezza e di potervi sostenere-confortare-rallegrare-incoraggiare-rincuorare-festeggiare-aiutare e tutto quello che volete e che ora non mi viene in mente.

Auguri con tutto il cuore.

giovedì 18 novembre 2010

La fatica di essere....

Ieri notte.
Ore 04:30 Giorgia ha la febbre a 39. Il primo pensiero è che ha finito l'antibiotico dieci giorni fa, il secondo è quello di metterle la tachipirina e il terzo che la mattina dopo sarei di nuovo dovuta stare a casa dal lavoro... I giorni di maternità facoltativa ormai scarseggiano, idem le ferie e i permessi...

Ieri mattina.
Ore 07.30 Marco va a lavoro.
Ore 08.00 Preparo la colazione a Giorgia e chiamo mio padre per chiedergli se per favore viene un'oretta da me in modo tale che io possa uscire e andare in farmacia...
Ore 10.00 Sono già fusa, ho fatto la spesa, sono andata in farmacia e Giorgia ha di nuovo la febbre a 39. Mio papà va a casa. Arriva mia suocera che alle undici se ne va.
Ore 11.30 Giorgia mi sta in braccio fino all'una e mezza lamentandosi per la febbre e il malessere generale. Io mangio un pezzettino di torta di verdure sul divano, abbracciata a lei, che mi resta pure sullo stamaco...
Ore 13.30 Finalmente la piccolina si addormenta e io ne approfitto per cucinare il pranzo per domani, siccome resterà a casa mio marito, mentre io andrò a lavoro per non fare troppe assenze. Per alleggerirgli la mattinata, gli cucino qualcosa....
Ore 14.30 Chiamo il pedriatra spiegandogli la situazione. Per fortuna arriva dopo dieci minuti a visitare la topolina... Stava dormendo e aprire gli occhi vedendo il dottore da lei tanto odiato, non è stato quello che si dice "un dolce risveglio". Il dottore mi dice che se la febbre non le passa deve prendere nuovamente l'antibiotico. E noi organizzarci per stare a casa da lavoro...
Ore 16.00 Torna mio padre che nel mentre è andato a prendere mia mamma lavoro. Chiedo ai miei di guardare la bimba mentre io faccio una doccia veloce e ritorno in farmacia a prendere l'antibiotico. L'antibiotico non c'è. Arriva domani mattina alle nove. Ritorno a casa e alle cinque i miei se ne vanno. Io sono stanchissima. Giorgia è stata noiosa per tutto il giorno ed è stata quasi sempre in braccio a me, che ho la schiena a pezzi.
Ore 17.30 Arriva Marco e devo dire che la situazione migliora un pochino. Mi aiuta con la bambina e io riesco a preparare la cena.
Ore 19.30 Ceniamo. Lei no. Non ha fame. Tutto normale.
Ore 20.30 Le leggo Pinocchio a letto e si addormenta poco dopo.
Ore 22.00 Febbre a 39. Non abbiamo antibiotico, ma risolviamo con la tachipirina. Non si dorme, più o meno fino all'una di notte. Sono esausta, questa giornata sembra non avere fine.

Questa mattina.
Ore 07.00 Mi sveglio e Giorgia e Marco dormono. Questa mattina vado io a lavoro e oggi pomeriggio mio marito. Mi preparo e vado a prendere mia suocera alle otto e la porto in ospedale, come se non bastasse, proprio oggi ha una visita che non può rimandare e a chi tocca accompagnarla? A me naturalmente.
Ore 08.15 Vado a casa di mio padre e gli lancio il bigliettino della farmacio con il quale può ritirare l'antibiotico e portarlo alla bambina in mattinata.
Ore 08.30 Riesco a timbrare il cartellino puntuale. Vi assicuro che sono già molto molto accaldata!

Ore 10. Arriva il mio responsabile in ufficio, che mi chiede in tono scherzoso dov'ero ieri. Rispondo che la bambina ha la febbre a 39 e che sono nei casini siccome io e Marco non abbiamo a disposizione nessuno che ce la tenga.

Mi sento rispondere che le donne dovrebbero starsene a casa a guardare i figli, e non venire a lavorare per non lavorare e stare tutta la mattina al telefono per sapere come sta il bambino ammalato o per parlare con le colleghe dell'argomento, e che sua moglie è sempre stata a casa dal lavoro.... Gli propongo di far triplicare lo stipendio a mio marito (lavoriamo nella stessa ditta) in modo tale da portermi permettere di stare a casa da domani stesso.

Lavorare è faticoso. Essere mamma è faticoso.
Fare entrambe le cose, soprattutto quando non gira bene, è quasi frustrante.
Non essere ancora capite è vergognoso.

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