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giovedì 18 novembre 2010

La fatica di essere....

Ieri notte.
Ore 04:30 Giorgia ha la febbre a 39. Il primo pensiero è che ha finito l'antibiotico dieci giorni fa, il secondo è quello di metterle la tachipirina e il terzo che la mattina dopo sarei di nuovo dovuta stare a casa dal lavoro... I giorni di maternità facoltativa ormai scarseggiano, idem le ferie e i permessi...

Ieri mattina.
Ore 07.30 Marco va a lavoro.
Ore 08.00 Preparo la colazione a Giorgia e chiamo mio padre per chiedergli se per favore viene un'oretta da me in modo tale che io possa uscire e andare in farmacia...
Ore 10.00 Sono già fusa, ho fatto la spesa, sono andata in farmacia e Giorgia ha di nuovo la febbre a 39. Mio papà va a casa. Arriva mia suocera che alle undici se ne va.
Ore 11.30 Giorgia mi sta in braccio fino all'una e mezza lamentandosi per la febbre e il malessere generale. Io mangio un pezzettino di torta di verdure sul divano, abbracciata a lei, che mi resta pure sullo stamaco...
Ore 13.30 Finalmente la piccolina si addormenta e io ne approfitto per cucinare il pranzo per domani, siccome resterà a casa mio marito, mentre io andrò a lavoro per non fare troppe assenze. Per alleggerirgli la mattinata, gli cucino qualcosa....
Ore 14.30 Chiamo il pedriatra spiegandogli la situazione. Per fortuna arriva dopo dieci minuti a visitare la topolina... Stava dormendo e aprire gli occhi vedendo il dottore da lei tanto odiato, non è stato quello che si dice "un dolce risveglio". Il dottore mi dice che se la febbre non le passa deve prendere nuovamente l'antibiotico. E noi organizzarci per stare a casa da lavoro...
Ore 16.00 Torna mio padre che nel mentre è andato a prendere mia mamma lavoro. Chiedo ai miei di guardare la bimba mentre io faccio una doccia veloce e ritorno in farmacia a prendere l'antibiotico. L'antibiotico non c'è. Arriva domani mattina alle nove. Ritorno a casa e alle cinque i miei se ne vanno. Io sono stanchissima. Giorgia è stata noiosa per tutto il giorno ed è stata quasi sempre in braccio a me, che ho la schiena a pezzi.
Ore 17.30 Arriva Marco e devo dire che la situazione migliora un pochino. Mi aiuta con la bambina e io riesco a preparare la cena.
Ore 19.30 Ceniamo. Lei no. Non ha fame. Tutto normale.
Ore 20.30 Le leggo Pinocchio a letto e si addormenta poco dopo.
Ore 22.00 Febbre a 39. Non abbiamo antibiotico, ma risolviamo con la tachipirina. Non si dorme, più o meno fino all'una di notte. Sono esausta, questa giornata sembra non avere fine.

Questa mattina.
Ore 07.00 Mi sveglio e Giorgia e Marco dormono. Questa mattina vado io a lavoro e oggi pomeriggio mio marito. Mi preparo e vado a prendere mia suocera alle otto e la porto in ospedale, come se non bastasse, proprio oggi ha una visita che non può rimandare e a chi tocca accompagnarla? A me naturalmente.
Ore 08.15 Vado a casa di mio padre e gli lancio il bigliettino della farmacio con il quale può ritirare l'antibiotico e portarlo alla bambina in mattinata.
Ore 08.30 Riesco a timbrare il cartellino puntuale. Vi assicuro che sono già molto molto accaldata!

Ore 10. Arriva il mio responsabile in ufficio, che mi chiede in tono scherzoso dov'ero ieri. Rispondo che la bambina ha la febbre a 39 e che sono nei casini siccome io e Marco non abbiamo a disposizione nessuno che ce la tenga.

Mi sento rispondere che le donne dovrebbero starsene a casa a guardare i figli, e non venire a lavorare per non lavorare e stare tutta la mattina al telefono per sapere come sta il bambino ammalato o per parlare con le colleghe dell'argomento, e che sua moglie è sempre stata a casa dal lavoro.... Gli propongo di far triplicare lo stipendio a mio marito (lavoriamo nella stessa ditta) in modo tale da portermi permettere di stare a casa da domani stesso.

Lavorare è faticoso. Essere mamma è faticoso.
Fare entrambe le cose, soprattutto quando non gira bene, è quasi frustrante.
Non essere ancora capite è vergognoso.

domenica 19 settembre 2010

9-14

Un gran casino. La fila al varco per entrare. Il piazzale pieno zeppo di camion e neanche un buco per parcheggiare la macchina. La frenesia di sentire il "beep" del cartellino timbrato e la paura di essere in ritardo... Quattro chiacchiere davanti alla macchinetta del caffè, un cappuccino al volo, magari una mezza sigarettina e poi via di corsa a tuffarsi nel caos dell'ufficio.
Io e Daniela che mangiamo e chiacchieriamo tutta la mattina, facendo attenzione a non farci beccare da Fabio...
Martina che sclera allo sportello del ricevimento merci, che perde il tabaccio o non trova la penna, ma che alla fine aggiusta sempre tutto con la sua dolcezza...
Michela che ogni tanto arriva dall'altro uffico raccontandoci di quello che ha fatto la sera prima o del suo moroso, e che mi mette sempre di buon umore con la sua risata contagiosa...
Teresa che è spesso al telefono e che ripete sempre le stesse cose perchè dall'altro capo del filo c'è sempre qualcuno duro di comprendonio...
Claudia con il suo fare raffinato e con il suo fisico da modella allieta l'umore di tutti i maschietti e ci fa una gran rabbia, perchè nonostante l'impeccabile forma fisica mangia schifezze tutta la mattina...
Elena e Fabio, puntuali come un orologio svizzero, che si bevono il caffè delle undici tutte le mattine...
Piero che somiglia di più ad un parrucchiere chiacchierone che a un direttore operativo e che arriva all'improvviso dicendo spesso un sacco di cazzate, ma fortuna che c'è lui, che mi ha tirato su il morale molte volte...
Laura che ride, piange, si arrabbia, si diverte e che spesso cambia umore e mi ricorda le nostre avventure passate di ragazze single che andavano a divertirsi...
Maurizio che è completamente innamorato di suo figlio e che ogni giorno porta il pranzo a tutte noi che mangiamo un ufficio...
Mario che non fa parte del mio impianto, ma che chiamo ogni mattina e con cui divido ogni pettegolezzo e confidenza di lavoro, e che mi manca tantissimo come capo uffico...
Augusta che inizia a mezzogiorno e che mette tutti sull'attenti con il suo fare severo e puntiglioso...
Questa è una parte delle persone che ogni giorno condividono la giornata di lavoro con me, nella gioia e nel dolore, nelle risate e nelle incazzature. Queste persone sono ormai una "parte allargata" della mia famiglia, a volte cari fratellini e sorelline, a volte parenti serpenti, ma sempre li, insieme a me ogni giorno...
Questa è la mia mattina. Questo è il mio lavoro. E anche questa è la mia vita.

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